Ecco la tenda termica per clochard progettata da un ex Calini

Tratto da Corriere della sera

https://i0.wp.com/images.brescia.corriereobjects.it/methode_image/2013/10/10/Brescia/Foto%20Brescia/14328689.jpgCinque Euro. Solo cinque e un clochard che vive in strada, questo inverno non morirà di freddo. Pochi soldi, insufficienti per una notte in albergo, basterebbero ad acquistare una speciale tenda gonfiabile, isolata da terra, nella quale il freddo non penetra e resta il tepore del corpo. Non è sogno. I prototipi sono pronti, collaudati e funzionano. Non resta che produrli in vasta scala e sperare che i Comuni o quanti operano a favore dei diseredati li vogliano adottare con una spesa minima.
Questa minitenda è chiamata «Pro.Tetto», gioco di parole per ricordare «un tetto», «a favore» degli emarginati. Quindi un tetto-protezione, un rifugio provvisorio, non una casetta perenne; una tenda gonfiabile bastevole tre o quattro notti. L’ha progettata un giovane bresciano come tesi di laurea in design (anno accademico 2011-2012) alla Sapienza di Roma. Un imprenditore ha poi creato il prototipo che ora verrà testato dal Comune di Milano.

IL PROGETTO – L’ideatore ha 26 anni e si chiama Andrea Paroli. Andrea è figlio di Gianfranco Paroli, dichiarato nemico della movida al Carmine, tanto da proporsi come candidato sindaco con una lista formata dai residenti del centro (ipotesi poi sfumata dopo che l’amministrazione di centrodestra creò un tavolo per prendere in esame l’annosa questione) e fratello dell’ex primo cittadino. Il nipotino non è nuovo a invenzioni. Ha già progettato «Disco Tec», un lampione con 44 celle fotovoltaiche in silicio semicristallino. Di giorno segue il sole, da est ad ovest, e varia l’inclinazione cosi ché il modulo fotovoltaico sia sempre perpendicolare al sole. Di notte il lampione, grazie a un sensore che rileva il passaggio delle persone, offre una minima illuminazione attivandosi quando serve.

IL SUCCESSO – Fiore all’occhiello di Andrea è però la calda tenda che sta riscuotendo consensi. L’ha realizzata pensando all’inverno che si fa sentire dal 15 novembre al 31 marzo nell’Italia del nord. E si è tuffato nell’impresa avendo a cuore tutti gli irriducibili senza tetto che hanno scelto una vita di strada senza vincoli. Li chiamano homelessness quei diseredati – 3 milioni in Europa – che hanno un cielo per tetto e che l’Unione Europea vorrebbe salvare entro il 2015.
Nelle città funzionano – e il più delle volte molto bene – associazioni di volontariato che però non dispongono di un kit di emergenza per il gelo. S’arrangiano con sacchi a pelo e coperte. Offrono cappotti e giacconi costosi e che non isolano completamente dal freddo e dall’umidità. Andrea lo ha verificato a Milano, uscendo con i veri angeli della notte. Da qui il desiderio di trasformare in realtà un lampo di fantasia, con l’aiuto dell’architetto Marcello Ziliani.

LE CARATTERISTICHE – La tenda bresciana – Pro.Tetto – è ideale. Quanto a dimensioni sta negli spazi ridotti preferiti dai clochard. È una tenda gonfiabile con una pompa da bici, dal materassino che fa da base fino al tetto. L’intercapedine d’aria che si forma, una volta gonfiato l’involucro, isola il tetto e evita la formazione di umidità all’interno. Si può entrare nella tenda da due parti e le chiusure impediscono ogni spiffero. Ripiegata forma il volume d’una T-shirt e non pesa che tre etti. È costituita da tre camere d’aria attraverso la termosaldatura di un film in polietilene metallizzato oro e argento, materiale utilizzato per coperture isotermiche d’emergenza, che vendono utilizzati per stabilizzare le temperature dei pazienti colpiti da ipotermia o per raffreddare le superfici interessate alle ustioni. Sono i teli che siamo abituati a vedere addosso ai disperati infreddoliti che vengono sbarcati a Lampedusa. La tenda d’argento all’interno, conserva il calore corporeo dell’ospite della tenda.
L’oro (che ha il compito di assorbire il calore dall’esterno) resta fuori e oltre a contribuire e tenere al caldo l’ospite, ha anche il compito di individuare più facilmente chi dorme all’aperto. Il film in polietilene, è economico: tre euro al chilo, ed ogni metro quadrato pesa 16 grammi. Per qualche notte un prototipo è stato testato dall’inventore, sul terrazzo di casa e quando il termometro era a 3 gradi sotto lo zero. Lui indossava calzoni e maglione. Null’altro. Andrea al mattino sì è svegliato nel tepore. A pensarci bene oltre che per scopi umanitari potrebbe essere una tenda d’emergenza da tenere a portata di mano o in macchina. Non si sa mai.

11 ottobre 2013

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Costanzo Gatta

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