Consiglio d’istituto del 14 febbraio 2013

Il Consiglio di Istituto riunito il 14 febbraio ha deliberato:

 
– di aderire all’accordo di rete “Scuole e Legalità” che ha come obiettivo la formazione civica dei bambini e ragazzi, con riferimento sia alla costituzione e normativa italiana che ai principi del trattato di Lisbona, da attuarsi attraverso iniziative  e percorsi didattici che la scuola capofila – Istituto Sraffa – proporrà agli aderenti;
– di consentire l’uso ad ANPI per la tradizionale  Festa della Resistenza di giugno nei cortili della Calini, posticipando la data  a dopo l’eventuale ballottaggio per le elezioni comunali;
– di consentire l’uso dei locali scolastici per la  festa commemorativa  ex allievi Collegio Nazionale Orfani di guerra che fino al 1961 aveva sede nell’edificio della scuola Manzoni.
 
Il Consiglio infine ha esaminato il programma annuale – esercizio finanziario 2013 pervenendo ad una sofferta approvazione.
 
Se nulla è da imputare infatti alla redazione  tecnica del bilancio, da parte dell’amministrazione scolastica,  il bilancio è peggiore di ogni altro precedente. Ciò che costituisce di fatto la disponibilità finanziaria è un credito, il tristemente famoso credito che la Scuola pubblica vanta nei confronti del MIUR e che per il nostro comprensivo ammonta a ben 113 mila euro.
Questa cifra  corrisponde agli importi anticipati dalla scuola fino al 2008 per il pagamento delle supplenze, cifra che di prassi era sempre stata rimborsata e che ad un certo punto è stata “congelata” nelle casse dello Stato.
Ricorderete tutti la grande protesta di tre anni fa, quando tutte le scuole scesero in piazza per rivendicare il proprio credito. Una protesta che purtroppo  negli anni a seguire è continuata più in sordina, ma senza un’effettiva efficacia, se non quella di mantenere viva la rivendicazione di un diritto!
Qualcosa, con il contagocce, è rientrato nelle casse, affiancato però sempre dal tentativo del MIUR di  cancellare il suo debito  derubricandolo dal bilancio, mettendolo sotto voci diverse che di fatto lo azzererebbero.
Negli anni il Consiglio di Istituto, in pieno accordo con la Direzione amministrativa ed il Dirigente scolastico, si è rifiutato di soggiacere a questa logica – peraltro mai formalizzata in una circolare ministeriale –  e ha formalmente rivolto ad ogni esercizio la richiesta di saldo del debito.
Fatta questa premessa, e ritornando al bilancio, figura questa “disponibilità virtuale” di 113 mila euro che di fatto non ci sono.
 
Le entrate dal Ministero per l’anno sono ridicole (5.800 euro) e sono riferite all’ultima disposizione del 30 gennaio; il Comune non ha stanziato NULLA, la Regione NULLA.
 
La cassa ha una disponibilità che non sarà sufficiente a coprire le spese vive di quest’anno, per la pulizia, per il materiale economale, per l’ordinaria manutenzione, per la sicurezza!
 
Di fronte a questo fatto drammatico, sono due gli interrogativi che ci siamo posti:
il primo se fosse un atto di responsabilità o di irresponsabilità approvare il bilancio, il secondo, indipendente ma parallelo al primo, è stato su quali azioni porre in atto per rendere visibile e soprattutto efficace la denuncia del peggioramento della situazione finanziaria della Scuola pubblica.
 
Abbiamo dibattuto sulle conseguenze di una non approvazione del bilancio: la scuola sarebbe stata commissariata, se ne sarebbe data notizia, il fatto avrebbe avuto risonanza; sarebbe quindi partita una denuncia forte.
Così come fatto dal Comprensivo due lo scorso anno.
Obiezioni: quale l’efficacia di questo gesto? Quale il bilancio tra pro e contro?
 
Nel dibattito ha prevalso alla fine un diverso orientamento:
– approvare il bilancio, lasciando la gestione della scuola nelle mani della sua amministrazione, e non di un commissario
– mettere in atto un’azione di protesta forte nei confronti del MIUR (ma anche del Comune e della Regione) con l’obiettivo minimo di far rientrare il credito, ma anche di  porre in evidenza  che una scuola in miseria non può assolvere alla sua funzione. La motivazione della crisi non può essere tale, in quanto  il distoglier fondi dall’Istruzione è una precisa scelta politica e non economica.
– concordare con le altre scuole (rivolgendosi ad ASAB- Associazione Scuole Autonome Bresciane per prima) un incontro finalizzato ad individuare le forme di protesta più opportune ed efficaci, non ultimo il ricorso a Bruxelles.
 
Il voto non è stato unanime, perché la componente genitori si è astenuta ad eccezione  di me che ho deciso, con non pochi dubbi ancora adesso non sciolti, di votare a favore.
La presidente, dott.ssa Paola Rigobelli, si è impegnata a contattare gli omologhi delle altre scuole tramite ASAB e di organizzare quanto prima l’incontro.

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