Brundibar e pedagogia conversazionale, di Sandra Martignon

Per noi maestri realizzare un progetto sulla shoah non ha mai significato “insegnare” ai bambini a rispettare le minoranze o la diversità. Non c’è nemmeno stato bisogno di dircele queste cose, erano già maturate dentro di noi, passo dopo passo.Ogni bravo maestro dice ai suoi alunni che bisogna rispettare gli altri, ma talvolta anche i maestri rischiano di perdere di vista il vero significato delle parole che ripetono da tanti anni. Spesso a scuola si dà più importanza a ciò che uno studente dovrebbe essere e non si ascolta, non si scopre ciò che lui è. Grazie al percorso di pedagogia conversazionale, che la nostra Dirigente ha tenuto vivo in questi anni con fiducia e forza, abbiamo imparato che la vera ricchezza di un percorso educativo sta nel provare ad avvicinare ogni alunno a se stesso. Ricercare la consapevolezza di sé e condividere con gli altri le proprie scoperte è davvero  un’esperienza unica ed è ciò che può dare senso e significato ad ogni appendimento. Per raggiungere tale consapevolezza può essere prezioso rispondere insieme, in classe, a delle domande, la cui risposta non sia già educatamente recitata nel cervello del maestro. E’ così che il nostro percorso si è snodato: attraverso l’ascolto commosso e incredulo delle illuminanti risposte che i bambini sanno dare quando si liberano del bisogno di rispondere alle banali aspettative della vecchia scuola. E così anziché dire: “Bisogna accettare chi è diverso da noi! Bisogna aiutare i più deboli! Non bisogna imporsi con la violenza!” Abbiamo provato a chiedere: “Che cosa ti rende diverso da altre persone? In quali momenti ti senti debole? Cosa hai provato quando ti sei comportato in modo violento? Ti è mai successo di essere escluso? …e come ti sei sentito?…Ti è mai capitato di escludere qualcuno e di farlo soffrire? Avevi obbedito a qualcuno o comandavi tu? Cosa significa per te essere amici? Cosa fai quando hai paura? In quali momenti ti senti solo? Cosa ti spaventa?”A queste domande non esistono, e non devono esistere, risposte giuste o sbagliate. Sono solo strade che possono condurre ogni alunno ad ampliare la propria interiorità, a coltivare la propria sensibilità per entrare in empatia col mondo.

Abbiamo provato ad ascoltarli in modo nuovo e abbiamo scoperto cose bellissime che prima non riuscivamo a sentire perché eravamo troppo concentrati sulle nostre aspettative.

Ascoltando le loro risposte abbiamo capito che erano pronti a riflettere sui temi della shoah, perché loro stessi hanno iniziato a ragionare sugli effetti che nel gruppo ha un’autorità scorretta, hanno iniziato a parlare della paura di disobbedire, del bisogno di comandare, di lealtà, di violenza, di ingiustizie e di rispetto. Allora abbiamo contattato Officina Memoria e loro hanno dato vita ad un’esperienza unica.

La proposta di Officina Memoria ha reso possibile la realizzazione di un percorso teatrale, con Beatrice Faedi, e musicale, con Alessandro Adami, che ha coinvolto le nostre classi nella messa in scena di un’operetta di Hans Krasa intitolata Brundibàr. Nicola Lucini ha coinvolto gli alunni nella realizzazione di un video che ha saputo esprimere con efficacia il significato di un lungo percorso.

Hans Krasa, musicista ceco, visse nel ghetto di Terezin dove, per motivi di propaganda nazista o talvolta clandestinamente, furono promosse esperienze di carattere culturale.

L’operetta di Krasa fu cantata ben cinquantacinque volte dai bambini di Terezin. Il  drammatico destino di quei bambini, il loro canto, il ricordo della tragedia che gli uomini di allora non seppero fermare… Questi temi continuano ad accompagnarci e ci permettono di avere ancora fiducia in una scuola che accolga gli alunni, permettendo loro di riflettere per scoprire i propri percorsi emotivi e cognitivi, rendendo ogni apprendimento significativo. Perché il nostro nemico è chi ci impedisce di ragionare; il nostro nemico è chi ci costringe a trascurare il nostro mondo interiore e ci lascia solo il tempo di ingoiare informazioni rendendoci produttivi ma vuoti.

Sandra Martignon


3 pensieri su “Brundibar e pedagogia conversazionale, di Sandra Martignon

  1. Il nostro nemico è chi ci costringe a non pensare, a non ragionare. grazie Sandra di queste parole, ce n’è bisogno, oggi più che mai… e che i nostri bimbi siano un futuro pieno di pensieri e di ragionamento, di mondo interiore. Alla Calini questo si fa e perciò grazie maestri tutti per il vs prezioso lavoro. A domani sera con BRUNDIBAR. Ciao
    Luciana mamma di quarta

  2. e speriamo e sognamo una scuola secondaria che sappia accogliere i “nostri” bambini, che continui a coltivare in loro il desiderio di conoscenza, di confronto, di ragionamento.
    grazie davvero, care maestre e maestri, per tutto il bene che fate e avete fatto ai vostri alunni,
    Francesca Materzanini

  3. Bambini o giovani attori professionisti?

    Senza rete, hanno “tenuto” la scena con grandissima abilità. Non siamo andati a vedere “la recita dei nostri bambini”. Abbiamo assistito ad uno spettacolo teatrale, ci siamo calati nella storia e nel messaggio che ha voluto dare.
    Encomiabile anche il lavoro degli adulti.
    Mi rincresce che mancasse una qualsiasi rappresentanza dell’amministrazione della città (mi sbaglio?), perché avrebbero potuto vedere uno dei tanti (ma questa volta esemplare) risultati del lavoro d’équipe di cui sono capaci gli insegnanti della Calini e che i continui tagli, anche comunali, rendono ogni giorno più difficile.

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